GRAZIE A MICHO PER QUESTA RECENSIONE ^_^
R i C e ~ L o Ba I n ~ (LoBrain)
LoBaIn è il meraviglioso frutto maturato grazie all'esperienza di Yuki Sakurai e Kazuhiro Murata, alias Yuki e Hiro, ex-componenti dei Raphael, band scioltasi nel 2000 in seguito alla tragica morte di Kazuki, leader e chitarrista del gruppo.
LoBaIn, così come viene chiamato dai due non è altro che un gioco di parole che risponde al concetto principale alla base del disco stesso, ossia l'unione di Love+Brain, ossia Amore e Cervello.
Come dice Yuki sul numero 115 della rivista ShoXX, questo disco viene chiamato a torto LoveRain da molti fans, probabilmente a causa della traslitterazione e della pronuncia, ma attualmente il concetto di LoBrain è una analisi dell'interazione tra il sentimento di amore e le reazioni del nostro cervello.
Difatti le nove tracce dell'album, denominate appunto "LoBrain Type" seguono uno speciale filo logico e analizzano ed esprimono nell'ordine i concetti di: presentazione, creazione, separazione, emozione, interrogativo, sofferenza, speranza, memoria ed infine di riminescenza.
Proprio in virtù di questa analisi, il disco presenta una certa continuità sebbene ogni traccia sia idealmente e musicalmente differente dalle altre: Yuki e Hiro, così come i membri di supporto dei Rice, hanno infatti utilizzato una certa varietà di strumenti e di ritmi per enfatizzare questa sensazione di cambiamento omogeneo.
La prima traccia dell'album "Matai den Fuugakisou" ha la funzione di introduzione all'album e nonostante non partecipi al concetto di Lobrain, la gentile melodia dell'orgel, ossia del carillon, si fonde perfettamente con l'atmosfera onirica apportata dal suono del flauto traverso e porta l'ascoltatore in una dimensione intima, intensa e particolarmente suggestiva. Matai den Fuugakisou invita ad ascoltare con più attenzione i suoni dell'album e a creare un contrasto netto e deciso con la "vera" prima traccia di LoBrain, ossia "LoBrain Type:0" che segue il concetto di - presentazione - e segna un passaggio dalla melodia infantile a quella più corposa e ispirata di LoBrain.
Type:0 infatti fà largo uso del violoncello e dolci tocchi di pianoforte, strumenti cari a Yuki e Hiro, supportati dalla batteria che tiene il tempo indefessamente in modo quasi meccanico, acquistando però personalità nell'assolo di violoncello finale, in vista di "LoBrain Type:1".
Type:1 inizia con un particolare organo sintetizzato che segue la voce di Yuki in modo quasi religioso, tanto da ricreare una sorta di confessione mentale. Il concetto di Type:1 è la -creazione- e rispetto alla Type:0 si nota un suono più corposo, più pieno e meno statico. Anche il testo, arrangiato come al solito magistramente sulla melodia da Yuki, ha dei toni più solari e confortanti rispetto alle altre canzoni. Una nota particolare sulla voce di Yuki, che specialmente in questa canzone mostra le sue sfumature più tradizionali, volutamente enka e, a tratti, forzate.
In "LoBrain:Type2" si nota da subito l'atmosfera smorzata da chitarre d'apertura in palm-mute e da un tono si voce decisamente più contenuto e quasi travagliato. Non a caso il tema di Type:2 è la-separazione-, capace di sconvolgere gli equilibri della persona, così come le chitarre che si dedicano di volta in volta a ritmi differenti, quasi comandate da una mutevole brezza. Il set della batteria è forse il più "libero" tra quelli dell'intero album: costante presenza dei piatti e di un suono sordo e basso, simile ad una campana che si sposa alla perfezione con l'organo assillante presente alla fine del pezzo.
La separazione naturalmente genera una emozione, è proprio questgo il concetto di "LoBrain Type:3", tra l'altro primo ed unico singolo estratto dall'album. A differenza della separazione, l' -emozione- descritta in Type:3 semba essere gioiosa e carica d'energia. Sparisce l'organo, rimpiazzato da un bel violino leggero come aria e dalla batteria solida e confortante di Hiro. Yuki canta con trasporto e nonostante qualche problema con l'engrish del refrain, pronunciato in modo assolutamente incomprensibile, il tutto risulta piacevole e sottolineato dagli archi, che fanno da padrone in tutto l'album.
Il pezzo successivo, "LoBrain Type:4" è la canzone degli -interrogativi-, sottolineati da una batteria continua e fissa, che sembra non lasciare aperta nessuna via di fuga dalla gabbia formata da chitarre quasi afone e dalle strofe secche, se non per qualche breve boccata d'aria amara, riconoscibile da una voce più pura e da brevi passaggi di violino. Il ritornello della canzone, sebbene ad un primo ascolto possa sembrare gioioso, si dimostra invece molto più simile ad un lamento, che lascia spazio però alla melodia di "LoBrain Type:5", molto più calma e distesa. Fanno capolino i cori di Hiro in sottofondo, impegnato nei versi a produrre un suono assolutamente neutro con le sue percussioni, che acquistano però più forza nel refrain, prendendo il posto alla voce di Yuki. La presenza di doppie voci e del flauto traverso, ricrea un atmosfera quasi pastorale, simile a "Matai Den Fuugakisou", ma molto più possente ed articolata per quanto riguarda la linea sonora.
Dopo gli interrogativi pressanti e la sofferenza, si arriva alla gioia della -speranza- espressa efficacemente da "LoBrain Type:6", canzone del tutto atipica per i Rice, dediti alla creazione di atmosfere meno libere e più profonde. La voce di Yuki, libera e gioiosa, scandita dalla batteria questa volta gentile e da violini assolutamente adorabili, rende il pezzo trascinante e incomparabilmente leggero. Menzione d'onore per la batteria e per il basso, che uniti al violino creano una infrastruttura sonora decisamente attraente. Anche i testi sono più gentili e arrangiati alla perfezione sulla melodia. Sicuramente la Type:6 è la canzone che più si distingue nell'album per via della sonorità inedita ai fan dei Rice, ma non per questo meno valida.
Dopo la speranza si arriva alla memoria, con "LoBrain Type:7" una canzone pesante e claustrofobica, accompagnata dal suono della pioggia, da una chitarra pressante e carica di emozioni e da una batteria incredibilmente aggressiva, che sembra voler demolire a poco a poco le barriere mentali capaci di imbrigliare i ricordi. Tutta la canzone dà una sensazione di trascinante nostalgia e di languore e la melodia si avvale di note discordanti ma assolutamente efficaci. Sorprendente, tra l'altro, vedere come l'inglese si unisca alla perfezione con il giapponese dando vita a versi carichi e nervosi. Non a caso Type:7 è la canzone preferita di molti fans (me compreso) e quella più richiesta ed apprezzata durante i live. Essa è forse l'unica canzone all'interno dell'album priva di continuità con le altre, è come un capitolo autoconclusivo, quasi a voler suggerire l'inutilità del rimorso e dei ripensamenti: i Rice amano la libertà e sebbene diano molto peso al ricordo, sanno per esperienza personale che i rimorsi non devono divenire in nessun caso un peso morto per l'anima.
L'ultima LoBrain è la Type8, la -riminescenza-, espressa questa volta da una vera orchestra capace di creare un atmosfera molto più ampia e distesa rispetto agli altri concetti presentati in LoBrain. L'atmosfera classica si scontra però anche con la modernità rappresentata da una chitarra elettrica che irrompe nella seconda metà della canzone e si scontra con gli archi soffici e con le percussioni evanescenti di Hiro.
Una canzone particolarmente complessa e completa, adatta a chiudere l'analisi del duetto sulle questioni umane. Particolarmente interessanti ed ispirate le parti eseguite dai violini, indescrivibilmente piacevoli e in grado di rassicurare l'anima in vista dell'ultima traccia dell'album: "Air", canzone presente in tutti i singoli precedenti dei Rice (Kurogane e Angeldie) che conta un gran numero di versioni.
Air è ua canzone parecchio monotona, introdotta da un violoncello dai toni bassi e svogliati, che anticipano la nenia lamentosa di Yuki, monotona e a tratti sonnolenta. Hiro scandisce il tempo con una batteria che sembra essere tra l'altro sovrastata dal basso di Yuki, creando un effetto particolare, quasi fosse una diretta emanazione della batteria e non uno strumento a parte.
Bell'assolo di violino, linea di basso forte e persistente e voce sonnolenta sono presenti in tutte le versioni di Air, ma questa presente in LoBrain è, nonostante l'esecuzione irreprensibile, forse quella meno trascinante.
Riassumendo il tutto, LoBrain LoveRain o LoBaIn che dir si voglia, è un album che merita di essere ascoltato con attenzione, a causa della sua particolarità ed unicità. Lo stile dei Rice è inconfondibile, così come è estremamente attraente il loro gusto per strumenti spesso sottovalutati e troppo poco utilizzati nel rock, come gli archi e i flauti. LoBrain è una commistione perfetta di diversi generi, eseguito in maniera eccellente, supportato da lyrics bellissime e da una voce molto particolare, a tratti ancora acerba, per alcuni disturbante, ma sicuramente valida, tecnicamente preparata e emozionalmente insostituibile.
Un disco dallo stile omogeneo ma non monotono e allo stesso tempo originale e pioneristico, secondo me uno degli album più belli del Jrock, allo stesso livello di Mars di Gackt e Merveilles dei MaliceMizèr.
Complimenti a Yuki e Hiro, dunque! Il loro lavoro non passa inosservato ed è capace di emozionare in modo elegante e profondo.
Rice - LoveRain
recensione - 22.07.2004 14:00
Rice - LoveRain,











