L'Anime NEXT è una anime convention con sede in New Jersey. A partire dal 2002 sono continuamente cresciuti, accogliendo un pubblico di 8000 persone nel 2010. Ospitando frequentemente gruppi visual kei giapponesi, l'Anime NEXT ci ha concesso un'intervista per farci sapere come funziona il tutto dal loro punto di vista.
Come è il tasso di affluenza per gli eventi visual kei all'Anime NEXT? Ci sono state delle oscillazioni negli anni?
Anime NEXT: Il nostro tasso di affluenza per tutti i gruppi è molto positivo, anche se con il visual kei si ottiene una sensazione leggermente diversa per il pubblico.
Come decide l'Anime NEXT riguardo quali gruppi saranno ospiti?
Anime NEXT: L'Anime NEXT non cerca mai di intestardirsi con un solo tipo di band. Tentiamo costantemente di trovare quell'alternativa migliore - sia essa visual kei o di un'altra scena; cerchiamo solo di portare ai nostri visitatori la band migliore che possiamo.
Chi si occupa di sovvenzionare il viaggio e le spese generali della band?
Anime NEXT: Siamo noi principalmente.
Agli occhi dell'Anime NEXT, come si abbina il visual kei con lo spirito degli anime e delle convention?
Anime NEXT: Molti dei nostri visitatori sono già dei grandi fan dei vari aspetti della cultura giapponese, e sono già fan della scena visual kei, mentre altri amano conoscere nuovi aspetti della cultura giapponese. Portando un gruppo visual kei possiamo diversificare le nostre offerte ed esporre le persone a nuovi aspetti della cultura giapponese.
Infine, c'è qualcos'altro che vorreste condividere con noi?
Anime NEXT: Sì, certo. Fate sapere a tutti i vostri fan che i nostri cuori ed i nostri migliori auguri vanno al popolo giapponese, e ci consideriamo benedetti dai gruppi e dagli ospiti che sono venuti da lì fino a qui. Oh già, se siete in zona, dal 10 al 12 Giugno venite a Somerset (New Jersey) a vedere lo show*. È la PROSSIMA GENERAZIONE delle convention anime.
Nota dell'Autore: Gli ospiti dell'Anime NEXT di quest'anno sono gli artisti visual kei Mix Speaker's, Inc.
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Per i fan occidentali che si sono appassionati al visual kei all’inizio del millennio, Cameron Scholes è stato un nome noto a molti. Proprietario del sito “Glam Japan” e dell’ora defunta rivista “BLUSH”, Cameron ha aiutato il visual kei ad emergere all’estero non solo accattivandosi fan online ma anche esportando ai fan tramite eBay e simili, merchandise difficile da ottenere.
Sei stato un pionere per i fan stranieri del visual kei nei primi anni del millennio. Puoi descrivere come era la scena dei fan visual kei al tempo?
Cameron: Nel 2000 virtualmente non c’erano stranieri nella scena, eccetto Jennifer con il suo sito web “Bonjour Honey”. Seguiva solo poche band selezionate, a differenza di me che mi muovevo a tutto campo ed ero interessato a qualsiasi band che si presentasse con il rossetto. A quel tempo internet era allo stadio iniziale e non esistevano i siti delle band. C’erano le riviste ovviamente, come quella di lunga data SHOXX e l’altra di vita breve V-Shot, ed anche numerose pubblicazioni in stile pro-zine, ma tutte in giapponese. L’unica cosa della scena che è davvero cambiata in questi otto anni sono stati l’influsso e l’interesse dei fan stranieri. L’intera filosofia del visual kei in Giappone è rimasta la stessa.
Puoi dirmi qualcosa riguardo BLUSH? Perché hai deciso di pubblicarla? Era facile ottenere interviste e live report?
Cameron: Quando ho scoperto la scena indie visual kei nel 2000, mi sono imbattuto in qualcosa di fantastico. Nel secondo in cui ho iniziato ad assistere ai live mi sono immediatamente reso conto che ci sarebbe stato un interesse per questa scena al di fuori del Giappone. Ma era il 2000. Avevo un sito web, l’unico al di fuori di “Bonjour Honey”, e che attirava molta attenzione. Ma sentivo che (ovviamente) potevo fare molto di più. Sono andato alla Draculina Publishing, una piccola impresa negli Stati Uniti che pubblicava pro-zine. È stato un passo facile per me visto che avevo già pubblicato una pro-zine famosa con loro per anni, quindi quando ho proposto l’idea di BLUSH non è stato difficile ottenere la luce verde per il primo numero. Mi furono concesse alcune interviste, ma non le consideravo importanti al tempo visto che niente di quello che avrebbero potuto dire i componenti avrebbe avuto rilevanza per uno straniero fuori dal Giappone: uno straniero che non conosceva la scena, il sistema, i club per non parlare dei componenti in specifico. Ho scelto invece di scrivere articoli sulle band, recensioni di concerti e CD/demo tape perché mi garantivano di avere quanti più nomi e foto di gruppi diversi possibili. Era informazione vitale per introdurre la scena, e tenere aggiornati il prima possibile gli stranieri su ciò che accadeva a quel tempo nella scena.
Come andava la rivista BLUSH? Perché alla fine hai deciso di staccare la spina e non ritentare l’impresa anni dopo?
Cameron: BLUSH fece davvero poco. Così poco che la Draculina Publishing decise di smettere al secondo numero. E per quanto fossi in disaccordo con l’editore, aveva davvero ragione su una cosa. Disse: “La musica, specialmente quella indie, non ha la stessa energia rinnovabile con i fan della musica come, per esempio, i generi dei film hanno con i fan dei film”, ed aveva ragione. Se un fan visual kei leggesse oggi la mia fanzine, probabilmente non la comprerebbe perché le band, i CD, le demo tape e le recensioni dei live sono vecchie ed irrilevanti per la scena attuale. La musica e le band perdono spesso importanza con il tempo; i film non proprio. I fan dell’horror possono ancora citare lavori degli anni ’70 come “The Texas Chain Saw Massacre” (NdE: “Non aprite quella porta” in italiano) come uno dei loro preferiti, nonostante l’eccessivo numero di titoli più nuovi e cruenti sul mercato. Gli appassionati dei film prescindono dalla storia, molto più che i fan della musica. Voglio dire, quante hair band degli anni ’80 sono ancora attuali in questi giorni, pubblicano i loro album e vendono milioni di copie?
Negli anni che hanno seguito BLUSH, sempre più stranieri si sono avvicinati alla scena indie in Giappone ed a turno hanno generato più siti web e forum. Per quel tempo, fare una cosa simile sembrava come conquistare terreno per me. Quindi ho lasciato ai “nuovi fan” il compito di portare il testimone mentre mi muovevo su pascoli più verdi; davvero più verdi. E quel verde era eBay. Non c’erano soldi per far nascere una pro-zine o una fanzine, ma ce n’erano tanti, a iosa, per vendere visual kei su eBay. Nessun altro al tempo lo faceva. CDJapan non c’era, Closet Child non esisteva e le band visual kei non vendevano per niente all’estero. Era perfetto. La definizione vera e propria di territorio vergine, ed io l’ho “sverginato”. E facendo così potevo ancora diffondere il visual kei, incontrare un sacco di nuovi fan ed amici ed allo stesso tempo riempire le mie tasche con sacchi di denaro. Era un periodo pazzesco, fino a che non ho lasciato il Giappone nel Dicembre 2008. E penso di aver fatto molto più per il visual kei vendendo su eBay di quanto avrei potuto fare con una rivista. Ho letteralmente portato la musica alle persone, non solo parole e foto. Sembra terribilmente pretenzioso, ma sono onesto.
Purtroppo… la festa è finita, per tutti. Il visual kei su eBay è morto intorno alla fine del 2009, il download ha rimpiazzato le care spedizioni “via mail” (ed eBay), e l’enorme numero di blog e siti web hanno trasformato le fanzine in cassette da 8 tracce. La realtà è che il visual kei non sarebbe mai diventato grande abbastanza per supportare il tipo di impero promozionale che i fan gli stavano costruendo intorno.
Nathan Reaven, di Hear Japan, ha scritto una lettera aperta ai fan dicendo essenzialmente che il download stava “uccidendo le opportunità per le band visual kei di diventare famose all’estero”. Ti senti d’accordo con quanto detto oppure pensi che ci sia di più?
Cameron: Certo, sono d’accordo, ma il download è un male inevitabile a causa del pubblico che attrae il visual kei, nello stato attuale degli sviluppi tecnologici di internet. Prima di tutto non stiamo parlando di un fanbase con delle entrate a disposizione. Parliamo in genere di adolescenti e persone di venti anni. Queste sono persone con un capitale definito, eppure la scena visual kei è sommersa di nuovi gruppi ad ogni giro, i quali sommergono la scena con maxi CD, mini album, uscite A e B, DVD, edizioni speciali, roba solo per live, ecc.
Se ci si aspetta che i fan ossessivi del visual kei si rilassino e “giochino pulito”, si sta maledettamente sognando. I fan del visual kei continueranno a salassare la scena per quanto potranno perché è l’unico modo in cui si possono tenere al passo con tutta la musica. E se per questo motivo la scena dovesse morire a livello straniero, allora dovranno tutti scrollare le spalle e dire…”Merda. È stato bello finché è durato”. È solo la natura umana, e nessuna “lettera aperta ai fan” sarà accolta con qualche sorta di resa. È un gesto nobile, ma sostanzialmente inutile e mediocre da parte di qualcuno che dovrebbe avere una comprensione migliore della realtà e della natura umana.
Perché pensi che ci sia una tale oscillazione di fan in questa scena?
Cameron: Essere un fan straniero del visual kei è come avere una ragazza od un ragazzo su internet. Quanto potrà durare questa relazione dopo l’infatuazione iniziale? Per quei fan che vivono in Giappone, il visual kei è la scena più grandiosa dalla quale rimanere coinvolti. Ti è addosso 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, diventerà il tuo stile di vita. È così grande e coinvolgente. Ma fuori del Giappone i fan sono limitati su quello che possono fare e su quanto possono essere coinvolti. Non possono andare in negozi di CD e spulciare tra tonnellate di roba, non possono andare a concerti tutti i giorni della settimana, non possono partecipare ai meet and greet dei gruppi, non possono avere roba promozionale, non possono avere amici visual kei giapponesi e, più importante (o più triste), non possono “vivere” la scena come fanno i fan giapponesi. I fan stranieri sono per lo più relegati a vedere la scena evolversi dai loro computer. Quindi hai questi newbie del visual kei che si stancano semplicemente di sedersi di fronte ai loro schermi del computer ad immaginare…dimenticalo, è insensato. Tutta questa roba sta accadendo in Giappone, ed io non posso esserne coinvolto attivamente. Poi arriva un calo di interesse ed alla fine scappano dalla scena. La maggior parte dei fan stranieri del visual kei sono costretti a guardare dalle vetrine, senza poter mai metter piede nel negozio. Dopo un po’ deve essere stancante.
Perché pensi che il visual kei sia ancora una sotto-cultura nonostante sia diventato uno stile musicale globalizzato? Pensi ci sia qualche modo per portarlo alla ribalta?
Cameron: Il visual kei ha due fattori che lo terranno sempre fuori dal mainstream in un senso globale: la mancanza dell’utilizzo dell’inglese e l’uso eccessivo di moda e trucco ambigui. Lasciando da parte le opinioni dei fan visual kei, all’ascoltatore medio di musica rock (il grande mercato globale) i gruppi visual kei si vestono come donne ed appaiono gay. Se sia vero o no è irrilevante. Queste sono le prime reazioni dei fan medi di musica rock, il 99% dei quali sarà completamente allontanato da quell’elemento glamour a prescindere da quanto interessante sia la musica. Quindi se il fan medio del rock non riesce a passare sopra il trucco e all’elemento fashion, e di solito non lo fa, allora è finita, non ha speranze! Ed è esattamente perché il visual kei è nello stato in cui si trova oggi. Per oltre un decennio ho tentato di far conoscere il visual kei ad innumerevoli amici e colleghi appassionati di rock e metal, ed il risultato è generalmente lo stesso. Le esibizioni glamour ed “androgine” li demoralizzano, non importa quanto sia bella e tosta la musica. Ho anche cercato di far sentire loro la musica per catturarli. Ma non fallisce mai…quando poi mostro le immagini, indietreggiano con un’esclamazione tipo “WTF???” Ed ecco quando il CD esce fuori dallo stereo della loro macchina.
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Kohaku Music è un gruppo promozionale in crescita che porta gruppi visual kei nell'Europa dell'Est.
Negli anni passati, Russia ed Europa dell'Est sono diventati posti noti nei quali si sono esibiti gruppi visual kei. Hai una qualche idea del perché?
Kohaku: I fan dell'Europa occidentale hanno fatto il pieno con il visual kei giapponese, mentre i fan di gran parte dell'Europa dell'Est e nazioni baltiche lo sognavano solamente prima che arrivasse Kohaku Music. Abbiamo portato band visual kei per la prima volta in Bielorussia, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia ed Ucraina. La Russia è sempre sintonizzata su qualsiasi cosa di nuovo e straordinario che c'è.
Come decidi con quali gruppi vuoi lavorare e dove si esibiranno (sia in termine di città che di nazione)?
Kohaku: Faccio finta di essere un fan 18enne del J-rock e vado ad un sacco di concerti prima di decidere. Poi fingo di essere Alessandro Magno e studio la mappa con il generale dei tour. Sto scherzando!
Nonostante ci siano molti eventi regolari all'estero, hai notato un'affluenza minore agli show? E per quanto riguarda i tour di ritorno con gli stessi artisti o vari concerti nella stessa città?
Kohaku: L'affluenza agli show varia a seconda di fattori quali la fama dell'artista ed il prezzo del biglietto. Ciononostante, i tour/show di ritorno sono un affare solo se il tour/show iniziali sono stati un successo completo.
Ci sono stati degli eventi che si sono rivelati perdite totali di denaro? Hai idea di cosa possa averle causate?
Kohaku: Avevamo programmato quattro concerti in quattro aree della Romania, un test con nessuna entrata in positivo. Gli sforzi della band e degli organizzatori possono rivelarsi troppo costosi.
Perché le band si esibiscono sempre più spesso in locali piuttosto che in convention anime come in America?
Kohaku: Abbiamo fatto esibire le nostre band a varie anime convention, tuttavia i grandi tour della Kohaku Music spesso non coincidono con i programmi delle anime convention. Inoltre, avere band che si esibiscono in locali introduce più persone nel movimento, non si rivolge solo ai fan degli anime.
Quale è stato il vostro miglior evento? Perché?
Kohaku: Considero il nostro miglior evento il primo show a Bucarest il 14 Maggio 2010. Non perché abbiamo avuto il pubblico più grande o la migliore performance fino ad allora, ma perché era la nascita della Kohaku Music.
Infine, c'è qualcos'altro che vorresti condividere con noi?
Kohaku: Seguite la Kohaku Music Tours e diffondete l'amore per il Giappone!
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ASKEW Magazine, ormai chiusa, è stata una delle diverse riviste in lingua inglese sulla musica giapponese e il genere visual kei. Nei suoi giorni migliori aveva un solido seguito di lettori, offrendo così una buona fonte di informazioni in lingua inglese per i fan che volevano documentarsi sul genere musicale.
Nel 2001 il genere del visual kei ha visto nascere la prima rivista inglese, "Blush". Nei dieci anni successivi ne sono nate solamente altre tre. Secondo voi, perchè le riviste in lingua inglese non riescono a diventare popolari mentre i fan continuano a comprare quelle giapponesi?
ASKEW: Le riviste sono estremamente difficili e costose da mantenere. Non è facile nemmeno riuscire a trovare uno staff credibile o preparato sull'argomento. Per questo motivo le riviste inglesi si paragonano difficilmente a quelle giapponesi, ecco perchè i fan continuano a comprarle.
Perchè alla fine ASKEW Magazine ha interrotto la pubblicazione?
ASKEW: La mancanza di fondi e i problemi di staff hanno giocato un ruolo considerevole, perchè hanno avuto effetti sull'organizzazione in ogni modo. Inoltre hanno contribuito anche altre cose, ad esempio la recessione. Un mio amico una volta ha detto, "I punk non pagano le bollette."
E' stato difficile vendere una rivista che si rivolge solo ad un pubblico specifico?
ASKEW: E' sempre difficile vendere un prodotto di nicchia, poichè le persone che fanno parte di questa nicchia a volte non riescono a rispondere alle aspettative necessarie per sostenere il tuo prodotto.
C'è stato qualcosa di particolarmente frustrante nel dirigere una rivista?
ASKEW: Ci sono state volte in cui ci siamo visti cancellare le interviste perchè l'etichetta aveva "cambiato idea" all'improvviso. Ci sono un sacco di individui e persone che dicono alle etichette che cosa devono fare e con chi lavorare, solamente per i loro interessi, senza tener conto di quelli della band. Queste azioni sono dannose, rovinano la possibilità di promuoversi degli artisti, anche in un mercato già piccolo di suo.
Pensate che le compagnie occidentali (promotori, riviste, ecc.) possano imparare qualcosa dalle compagnie visual kei giapponesi?
ASKEW: Il problema che hanno molte compagnie occidentali è quello di non avere un buon equilibrio tra i concetti di business giapponese e business occidentale; troppe compagnie preferiscono la direzione di tipo occidentale, e come risultato disturbano un sacco di industrie giapponesi. Se le compagnie fossero più flessibili da entrambi i lati, queste cose non succederebbero. Chiunque cerchi di muovere i propri affari in un altro paese, prima di spingersi in avanti non solo dovrebbe imparare le abitudini commerciali, ma anche la lingua e la cultura.
Ti è mai capitato di incontrare delle difficoltà lavorando con le compagnie giapponesi?
ASKEW: Ho avuto difficoltà sia con le compagnie giapponesi che con quelle americane. Per quanto riguarda quelle americane, il problema più grande è stato che loro volevano gestire i loro affari con tattiche aggressive. Ci sono stati altri problemi con il personale sia straniero che giapponese delle aziende giapponesi, che non si è preso il tempo per ascoltare come funzionava il nostro mercato e com'era diretto. Se non hai sperimentato il tuo mercato in modo diretto, non dovresti essere un'autorità. Non ho avuto difficoltà con gli artisti, loro tendono ad essere più flessibili. Tuttavia non tutte le compagnie giapponesi sono così, inoltre anche gli artisti si stanno prendendo il tempo per capire come si lavora all'estero (ad esempio gli X JAPAN).
C'è qualcosa che potresti dire alla fan base?
ASKEW: Continuate a supportare gli artisti; andate ai concerti e comprate i loro CD e merchandise. Agli artisti serve il vostro supporto ora più che mai, e anche qualcosa di molto semplice come il supporto via social media (Facebook, Twitter, ecc.) è una enorme fonte di incoraggiamento per loro. Leggono e ascoltano tutto quello che dite, tengono molto alle vostre parole. Per favore, continuate a sostenerli.
Infine, c'è qualcosa che vorresti condividere con noi?
ASKEW: Se andate in Giappone a vedere gli artisti, ricordatevi che le vostre azioni avranno impatto su chiunque. Quando andate ai concerti rappresentate il vostro paese, perciò vedete di fare buona impressione!
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JRock NL è una organizzazione no-profit che porta le band giapponesi nei Paesi Bassi. In passato hanno tenuto alcuni eventi di successo, per la gioia dei fan europei e originari dei Paesi Bassi.
Dove opera in particolare JRock NL?
JRock NL: Al momento siamo in pausa, ma JRock NL organizza concerti soprattutto nei Paesi Bassi, lavorando assieme ad una agenzia di tour internazionale. In passato abbiamo tenuto anche due convention e un tour.
In che modo determinate con quali band volete lavorare e dove si dovranno esibire (città e paese)?
JRock NL: Per quanto riguarda la città, di solito scegliamo Utrecht perchè ha una posizione centrale ed è molto accessibile con i mezzi di trasporto pubblici (e tutte le persone giovani usano i mezzi di trasporto pubblico). Qualche volta abbiamo scelto Amstelveen, vicino ad Amsterdam, ma perchè l'altra sede era già occupata o limitata alle 400 persone.
Siamo una compagnia no-profit, perciò puntiamo a chiudere in pareggio e non fare alcun guadagno. Per questo motivo cerchiamo di evitare i grandi rischi, quando riceviamo un offerta diamo un occhiata alla popolarità dell'artista nel paese, per vedere se ne vale davvero la pena.
Nonostante ci siano eventi regolari all'estero, avete notato un'affluenza minore agli spettacoli? Che cosa ne pensate dei tour ripetuti con gli stessi artisti o degli spettacoli multipli nella stessa città?
JRock NL: Sì, per quanto riguarda le band minori, ci sono meno persone agli spettacoli. Un esempio di band che si esibiscono nello stesso periodo: quando abbiamo organizzato i Plastic Tree, ci sono state molte meno persone del previsto, poichè i DIR EN GREY si esibivano nella stessa settimana. Le sedi non volevano crederci quando dicevamo "è un brutto periodo poichè c'è quest'altra band che si esibisce qui", ma quando ai concerti dei DIR EN GREY distribuivamo i volantini dei Plastic Tree e i fan ti dicevano letteralmente "non posso permettermi di rifare il viaggio" o "non posso permettermi di comprare un altro biglietto questa settimana" è difficile non credere che sia davvero così.
Gli spettacoli che prevedono più band sono più o meno redditizi?
JRock NL: Ne abbiamo fatto solo uno, ma era a buone condizioni. Direi meno redditizio, poichè le spese sono ESTREMAMENTE più costose, e le persone non pagano più di una certa cifra per un biglietto.
Qual è stato l'evento che ha registrato maggior successo?
JRock NL: Il primo spettacolo olandese di MIYAVI, ha venduto meglio di qualunque altro.
C'è qualcosa che potete dire alla fan base?
JRock NL: Per favore continuate a sostenere la scena musicale giapponese andando ai concerti e comprando i CD ufficiali.
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Tainted Reality è una compagnia poliedrica con sede in Pennsylvania. Roger,il proprietario, si è immerso in una varietà di idee, dal portare gruppi ad avere un sito web con interviste ed articoli sul visual kei, uno show radiofonico (ora cessato) e la sua nuova ambizione: i video.
Ci sono stati degli eventi che si sono rivelati delle totali perdite di denaro? Hai un'idea di cosa possa averle causate?
Roger: Ce ne sono stati due. Il primo era all'apice della scena nel 2007 con il tour dei The Candy Spooky Theater. Eravamo sicuri di fare un po' di soldi visto che tutte le tappe fino a quel momento avevano avuto più di 100 persone. Poi, per ragioni che non conosco, alla tappa finale si sono presentate solo 35 persone. Alcuni dissero: "Be', è solo 4 giorni prima del Jrock Revolution". Ci avrei creduto a Los Angeles, ma eravamo a Baltimora! In nessun modo tutti quelli che erano interessati al Jrock nel raggio di 50 miglia sarebbero andati al J-Rev. Quindi, visto lo scarso riscontro, ho ricevuto una bella botta.
L'altra è stata con il nostro ultimo tour di GPKISM. I risultati non sono stati ciò che avevamo avuto in passato, ma ero abbastanza preparato, quindi ho messo su un tour abbastanza frugale. Lo preparai in modo da poter far soldi nonostante la poca affluenza. Però, Madre Natura ci diede una bella fregatura. Una bufera di neve colpì Philadelphia durante la notte, e quello che mi aspettavo sarebbe stato lo show più grande del tour si rivelò avere 101 persone. Fummo anche obbligati a cancellare il nostro show in Florida. Ma quello che peggiorò la situazione fu il dover riprogrammare i voli in modo da arrivare direttamente a Chicago, non in Florida. Questo ci costò 200 dollari a persona, ed avevamo 6 persone! Avremmo potuto fare soldi, ma Dio disse: "No".
Hai notato un calo nell'affluenza nei tour di ritorno con gli stessi artisti o con più concerti nella stessa città? Perché pensi che stia accadendo?
Roger: Assolutamente. Dai tour dei BLOOD del 2008-2009 abbiamo avuto meno affluenza a tutti gli show eccetto quello di San Antonio, a volte fino a 100 persone. Questo è stato davvero scioccante per me al tempo perché questo (per tutte le intenzioni ed i propositi del tempo) era visto come l'ultimo tour dei BLOOD. Quindi vedere soffrire i numeri è stato alquanto terrificante. Ed è stato ancora più terrificante dal tour del 2009 BLOOD/GPKISM fino al tour del 2010 GPKISM/Seileen. In alcune tappe abbiamo avuto solo un terzo delle persone presenti l'anno precedente.
Hai qualche lamentela/soddisfazione riguardo l'organizzazione di eventi?
Roger: La pianificazione degli eventi è una rogna. (ride) Specialmente per i tour nei club. Le anime convention non sono così male, e c'è molto meno stress, ma i tour nelle live house sono strazianti. Se non si ha una relazione concreta con un locale si possono avere dei problemi a far andare la cosa. Si preferisce andare con gruppi che si conoscono e che possono vendere, e spesso non si vuole tentare la fortuna...specialmente con un gruppo di ragazzi che non parlano inglese e che nessuno dei loro amici conosce e che porteranno solo ragazzini. Ed è la nostra debolezza mortale. I nostri fan sono troppo giovani per comprare alcolici, ed ecco come fanno i soldi i locali. Se i nostri gruppi non portano le persone al bar, non ci vogliono...e nessuna delle nostre band lo fa mai. Dopo l'ultimo tour abbiamo avuto un club a dirci senza mezzi termini che non potevamo più fare affari perché il bar stava andando davvero male. E per male...intendo dire che anche dopo esser andato sul palco a far sapere la situazione ai fan, pregandoli di comprare qualcosa (anche una Coca-Cola)...il bar ha fatto 35 dollari.
Ci sarebbe dovuto essere un tour dei Rose Noire dopo lo Zenkaicon, ma a causa della nostra impossibilità a garantire il bar, e le ultime cifre delle band J-rock minori negli Stati Uniti, quasi nessuno aveva interesse in noi. Poi ci sono anche le situazioni occasionali "la band non è contenta del tecnico del suono". (ride)
Per quanto riguarda le soddisfazioni, direi avere un enorme folla a vedere lo show. Avere tutte quelle persone affascinate da un gruppo è incredibile, e meravigliosamente soddisfacente. Me ne potrebbe importare di meno dei soldi se ci fossero le persone lì a sostenere il gruppo. Mi interesserei dei soldi quando le farfalline usciranno dal mio portafoglio quando cerco di comprare il cibo. (ride)
Quali sono i tuoi pensieri sulla globalizzazione del visual kei piuttosto che rimanere una scena underground nel Giappone?
Roger: Potrebbe essere globale, ma credo che sia ancora vista principalmente come una cosa giapponese, ed è ancora una vera e propria controcultura. Fuori dal Giappone, il visual kei non gode delle vendite e dell'affluenza ai concerti che ha in Giappone. Parecchie volte ho avuto gruppi giapponesi che hanno cancellato un'apparizione negli Stati Uniti in favore dei live in Giappone. Chiamarlo globale non lo vende a buon mercato. Ci sono fan del visual kei in quasi ogni continente...ma non penso ce ne siano molti. Inoltre, è molto difficile per un gruppo visual kei al di fuori del Giappone sfondare principalmente con il visual kei. Mentre artisti visual kei esistono sicuramente fuori del Giappone (Bowie, KISS, Slipknot, e qualsiasi gruppo black metal), band con un'etichetta visual kei su di loro di solito non fanno bene come i loro compagni giapponesi. Alcuni gruppi visual kei con sede in America hanno espresso per me insoddisfazione nel fanbase, dicendo che sono spesso presi in giro per non essere giapponesi. Quindi, anche se ha un fascino mondiale, credo che esso sia limitato e sia comunque strettamente visto come giapponese.
Visto che il visual kei diventa sempre più accettato a livello globale, pensi che diverrà più accettato in Giappone? Perché?
Roger: No. Prendi la band Bush per esempio. Sono stati importanti nella musica degli anni '90. Hanno alcuni dei più grandi successi radio in 20 anni con canzoni come Comedown e Glycerine. Puoi far partire qualunque di questi brani e pensi che la maggior parte delle persone riconosca almeno il ritornello, giusto? Be', non nella loro patria, il Regno Unito. Hanno venduto quasi 10 milioni di dischi negli Stati Uniti, ma potevano a malapena essere chiamati successo in Gran Bretagna. Ci sono centinaia di storie simili, e mi fa credere che hai bisogno di conquistare tutti i mercati.
Infine, hai altri pensieri o esperienze che vorresti condividere?
Roger: Sono davvero preoccupato circa il futuro della scena in America. Ho notato meno affluenza ai concerti, meno attenzione alla radio, un calo dell'interesse nella comunità, e molte delle organizzazioni J-rock e visual kei che si sono formate negli anni passati si sono sciolte. I fan hanno lasciato la scena a frotte, alcuni abbandonandola per il pop coreano. Non posso biasimarli interamente, perché dal 2008 al 2010 una gran parte della musica è stata davvero brutta. Tuttavia, le band si sono rimesse in carreggiata negli ultimi anni, con i Versailles, D e DEATHGAZE a pubblicare degli album straordinari. Non so se è un po', troppo tardi, ma ho paura per il futuro del visual kei in America, perché se i fan non si presentano agli show, i gruppi non verranno più qui.
Nota dell'Autore: Dopo questa intervista, Roger ha rivelato che il tour dei Rose Noire prese effettivamente luogo dopo lo Zenkaicon. Per lo show di Baltimora le vendite sono andate in modo positivo, ma il loro concerto di New York ha fatto davvero poco, con solo 36 spettatori, costando a Tainted Reality centinaia di fondi investiti nel tour.
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Jhouserock è un famoso promoter americano con sede in Georgia. Prima organizzazione a portare artisti visual kei in America, sono stati un successo continuo nei loro sforzi, creando ricordi nei fan con grandi show per quasi un decennio!
Quale è stata la cosa che per la prima volta ha fatto pensare a Jhouserock di portare i gruppi visual kei negli Stati Uniti?
Jhouserock: È passato così tanto tempo che ho quasi dimenticato come abbiamo iniziato la cosa del J-rock! Harry ed io abbiamo avuto l'opportunità di assistere Sophie [un'impiegata dell'A-Kon], una fan sfegatata dei DuelJewel, nel portare la band in Texas. Dopo quell'evento, Harry ed io abbiamo potuto conoscere a fondo VAL, il batterista, quindi quando Harry andò a Tokyo sono usciti insieme ed hanno parlato del visual kei.
Perché Jhouserock lavora con le anime convention per portare gruppi visual kei?
Jhouserock: Tutta la questione delle anime convention ha più o meno a che fare con tutta la cultura giapponese, quindi le band visual kei sono solo una parte di essa. Inoltre, alcune band visual kei hanno delle sigle negli anime con opening ed ending.
Jhouserock ha partecipato al Rockstar Taste of Chaos nel 2008. Come è avvenuta questa partecipazione? Cosa hai pensato della collaborazione in un tour con un mix di musicisti di varie nazioni?
Jhouserock: Quando abbiamo pubblicizzato i DIR EN GREY nel 2006, abbiamo incontrato molta gente dell'industria musicale americana perché quella era la direzione che i DIR EN GREY volevano esplorare. I DIR EN GREY hanno creato un sacco di curiosità con la loro apparizione al SXSW e vincendo il premio come miglior video "Headbangers Ball" su MTV2. Con le "rock band giapponesi" ancora in giro nel 2008, abbiamo lavorato con il promoter del Taste of Chaos ed abbiamo pensato che un paio di gruppi giapponesi avrebbero funzionato per il tour!
Jhouserock usa di frequente biglietti VIP per gli eventi nelle anime convention. Hai notato un'oscillazione nelle loro vendite negli ultimi anni rispetto a quando avete iniziato ad usarli?
Jhouserock: Abbiamo messo in circolo i biglietti VIP in parte per scoraggiare i fan dall'attendere in fila ore ed ore: senza di essi, i fan aspettavano in fila tutto il giorno e creavano problemi con la sicurezza [in passato]. Le vendite dei biglietti VIP oscillano con la popolarità del gruppo. C'è sempre un limite ai biglietti VIP disponibili per la convention, a seconda della band e della velocità con cui vendiamo i biglietti VIP.
Quanto spesso sono redditizzi eventi e/o tour fuori dalle anime convention? E quali sono sostanzialmente più redditizi: i tour o gli eventi da soli?
Jhouserock: Con gli eventi/tour fuori dalle anime convention è molto più difficile fare soldi perché le spese sono esorbitanti. Dobbiamo stare parecchio attenti al budget altrimenti ci sfugge velocemente di mano! La maggior parte delle volte i tour sono molto più redditizi degli eventi isolati.
Si dice che gli artisti non guadagnino molto dalla vendita dei CD, piuttosto da quella del merchandise. Come sono andate ultimamente le vendite del merchandise? Sono aumentate o diminuite?
Jhouserock: Circa l'80% delle volte vendiamo tutto il merchandise del gruppo. Non produciamo oggetti in eccesso o chiediamo al gruppo di portare tonnellate di roba: è per rendere facili le cose.
Hai qualche lamentela/soddisfazione riguardo l'organizzazione di eventi?
Jhouserock: La lamentela più grande, e questo succede tutte le volte, è avere le convention che non ci danno quello che promettono. Abbiamo sentito tutte le scuse, ma alla fine è la Jhouserock Entertainment a doversene occupare in modo che la band sia contenta e voglia tornare in futuro.
Come misureresti personalmente il successo di un piccolo gruppo visual kei, da un punto di vista del mercato?
Jhouserock: Per la maggior parte con le vendite dei CD e del merchandise nei live. Se la band riesce a fare un concerto one-man o come headline in Giappone, allora significa che sta diventando famosa, il che viene tradotto con più vendite e la possibilità di passare a major. Inoltre, in questi giorni può essere un indicatore anche il numero di visite su youtube.
Infine, hai qualcos'altro che vorresti condividere con noi?
Jhouserock: Nel corso degli anni siamo stati in molte città, sia grandi che piccole grazie alla parte "anime" del lavoro. Visto che l'America è così grande, molti fan del visual kei sono in città più piccole e non possono viaggiare per vedere i loro gruppi preferiti, e questo è un peccato.
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L'A-Kon, la primissima anime convention ad ospitare un evento visual kei negli Stati Uniti, è ancora fiorente anni dopo. Ogni anno dà spazio ad una varietà di anime ed ospiti musicali, rendendo i frequentatori felici e vogliosi di tornare di nuovo.
Quale è stato l'evento visual kei più riuscito dell'A-Kon? Perché?
A-Kon: È davvero difficile sceglierne uno in particolare, ma tre risaltano per varie ragioni. La prima è stata l'apparizione degli Psycho le Cému, il primo gruppo visual major che abbiamo ospitato nella nostra convention. Ha mostrato che non solo c'era un interesse del mercato in questi artisti nel Texas, ma che l'A-Kon era ben preparato per dare loro il locale ed il pubblico che meritavano. Il secondo è stato l'anno in cui gli LM.C hanno cancellato la loro apparizione un mese prima dello show, che avrebbe potuto essere disastroso. Tuttavia, siamo riusciti ad organizzare con gli ALSDEAD poche settimane prima, e per dare ai nostri frequentatori uno show di qualità, un evento che mostri il vero spirito dell'A-Kon, abbiamo anche iniziato la nostra collaborazione con quella che adesso è la Babel Entertainment. Ed ovviamente il terzo è stato l'anno passato, quando abbiamo avuto l'onore di far parte del rilancio di una delle band più grandi, precursori ed ispirazione per molte band visual kei: la band progressive metal SEIKIMA-II. Inoltre, ho potuto dare ad uno dei miei gruppi preferiti, gli Inugami Circus-dan, la possibilità di venire in America ed esibirsi per i loro fan qui.
Come è il tasso di affluenza per gli eventi visual kei all'A-Kon? C'è stata qualche oscillazione negli anni?
A-Kon: È difficile giudicare, visto che i concerti non sono stati solo visual kei e, a differenza di molte convention, non abbiamo uno stand per il visual kei, ma una intera stanza dedicata alla musica giapponese. So che per gli ultimi due anni abbiamo riempito la capacità della nostra sala concerti, anche se approssimativamente si parla di trecento persone.
Come decide l'A-Kon quali gruppi visual kei vorrebbe avere come ospiti?
A-Kon: Nella nostra decisione influiscono parecchi fattori; solitamente determiniamo la popolarità della band ricercando la loro presenza su internet tramite vari siti, e se hanno o no un fanbase americano, ma prendiamo anche in considerazione il loro sound e il loro fascino verso il normale pubblico della convention, così come il loro fascino verso persone al di fuori del classico fandom di convention/visual kei.
Chi è principalmente responsabile dei finanziamenti per i viaggi e le spese della band?
A-Kon: La convention di solito copre le spese del viaggio e la pensione completa, come facciamo noi per gli ospiti della convention, ed anche i costi associati alla loro performance, come illuminazione professionale ed impianto.
L'A-Kon ha mai contattato un gruppo solo per suonare nella convention e non tenere ulteriori show al di fuori di essa?
A-Kon: No, non direttamente. Tuttavia, l'A-Kon è principalmente interessata nel contrattare con artisti che sono esclusivi per la nostra convention, o che faranno la loro prima apparizione negli Stati Uniti al nostro show.
Agli occhi dell'A-Kon, come si adatta il visual kei allo spirito degli anime e della scena delle convention?
A-Kon: L'A-Kon ha sempre creduto nell'offrire programmi aggiuntivi non direttamente associati agli anime, ma che sono nell'interesse dei nostri frequentatori, come la nostra writer track sci-fi ed i nostri eccellenti eventi di gaming, l'aggiunta di un programmazione Steampunk ed una convention sulle ball joint doll, la creazione, dieci anni fa, della prima stanza video incentrata sulla musica giapponese. Il visual kei rientra nello spirito della solidarietà e della famiglia nelle quali l'A-Kon ha sempre creduto - sappiamo che i fan ci saranno, perché c'è un crossover tra i fandom anime e J-music, perciò diamo loro qualcosa per cui esserci.
L'A-Kon ha mai avuto delle complicazioni o contrattempi lavorando con le compagnie giapponesi visual kei?
A-Kon: C'è sempre la possibilità di contrattempi e complicazioni quando si ha a che fare con qualunque compagnia. Il contrattempo più grande come convention è stata la cancellazione, da parte della loro casa discografica, dell'apparizione degli LM.C a causa dell'epidemia di influenza suina, proprio un mese prima della convention.
In tutto questo tempo, hai insegnato ai giapponesi o imparato da loro qualcosa riguardo un'impeccabile gestione degli eventi?
A-Kon: Ovviamente, ogni anno c'è una nuova opportunità per imparare da entrambi i lati quando si incontrano culture differenti. È molto difficile capire cosa noi o loro possono aver imparato, varia dalle piccole cose come rimediarci cestini per la raccolta differenziata nelle aree di backstage, a come la politica giapponese sulle foto influisce sull'organizzazione della nostra area autografi o sala da concerti.
Infine, c'è qualcos'altro che vorresti condividere con noi?
A-Kon: Solo che è stata un'esperienza positiva e meravigliosa, non solo esaudire i desideri di gruppi giapponesi desiderosi di suonare in America, ma anche per i fan che sognano di vederli, e che lavoreremo continuamente per portare ai nostri frequentatori il meglio che possiamo.
JaME vuole ringraziare ogni compagnia ed intervistato che ha reso possibile questo articolo della sere Globalizzazione del visual kei.
Domenica prossima seguiteci mentre esploriamo il mondo del glam rock, visual kei e degli artisti ad ispirazione visual intorno al globo.
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[1] Anime NEXT, Intervista mail con l'autore, 27 Aprile 2011.
[2] Cameron Scholes, Intervista mail con l'autore, 31 Marzo 2011.
[3] Kohaku Music, Intervista mail con l'autore, 17 Marzo 2011.
[4] ASKEW Magazine, Intervista mail con l'autore, 14 Marzo 2011.
[5] Jrock NL, Intervista mail con l'autore, 24 Febbraio 2011.
[6] Purple SKY, Intervista mail con l'autore, 7 Marzo 2011.
[7] Roger Shackelford, Tainted Reality, Intervista mail con l'autore, 17 Febbraio 2011.
[8] John Lo, Jhouserock Entertainment, Intervista mail con l'autore, 25 Marzo 2011.
[9] Jess Reade, A-Kon, Intervista mail con l'autore, 10 Marzo 2011.





































