Intervista con i LONG SHOT PARTY

intervista - 23.11.2010 00:00

I componenti del gruppo ska pop-rock LONG SHOT PARTY ci hanno concesso un po' del loro tempo durante il Japan Expo, per un intervista distesa dalle risposte immediate.

Poco dopo l’esibizione dei LONG SHOT PARTY al Japan Expo, ci siamo ritrovati con i sei componenti per un intervista dal tono liberale. Abbiamo chiesto loro della storia del gruppo, della loro musica, delle loro impressioni sul primo tour europeo e del loro passaggio a major.


Potete per favore presentarvi e dirci qual è il vostro ruolo nel gruppo?

Shuichi: Io sono il chitarrista, Shuichi.
PxOxN: Io sono PxOxN, suono la batteria.
SAITARO: Io sono SAITARO, al basso.
Sasaji: Io sono il cantante, Sasaji.
Kj: Kj, al sassofono.
Ken Iikawa: Mi chiamo Ken Iikawa, suono la tromba.

Come vi siete incontrati?

Sasaji: Io e Kei ci siamo incontrati in università, dove abbiamo formato la band. All’inizio eravamo solo noi due. Gli altri invece avevano appena smesso di suonare nelle loro band e avevano iniziato a cercare lavoro.

Che cosa vi ha spinto a voler fare musica?

Sasaji: Penso sia una cosa diversa per ciascuno di noi. Alcuni imparavano musica altrove quando si sono uniti alla band, mentre altri erano all’università o ancora alle superiori…Come facciamo? Parliamone a turno. (ride)

Shuichi: All'epoca pensavo di direzionarmi maggiormente verso le attività sportive, dato che durante tutta la mia infanzia ho fatto un sacco di sport, specialmente calcio. Alle superiori il club di cui facevo parte non era così buono. Ero davvero deluso e decisi di smettere completamente. Poi andai a casa di un amico che aveva una chitarra, e lì iniziai a suonarla. Pensai che poteva rivelarsi ancor più divertente, e continuai a farlo.

PxOxN: Per quanto mi riguarda, iniziai a fare musica pensando di diventare più popolare con le ragazze. (tutti ridono) Non so perché ho scelto la batteria, ma ora mi spiace di non essere diventato un cantante. Quel ruolo ha più successo.

SAITARO: Uno dei miei amici suonava la chitarra e mi ha fatto venire voglia di saper suonare uno strumento. Mi sono detto, il basso non è male – è come una chitarra ma più semplice, con solo quattro corde. Prima di questo periodo facevo musica solamente per divertimento, senza pensare che potesse diventare la mia attività professionale. Ho continuato a suonare fino a che, senza accorgermene, sono entrato a far parte di un gruppo che vendeva la propria musica. Ora mi dico, oltre a suonare il basso non saprei fare altro. (ride)

Sasaji: Quando ero alle superiori andavo matto per il punk. Ascoltavo cose come i The Clash e Sex Pistols. Volevo davvero fare quel genere di cose, ma non sapevo da che parte iniziare. A scuola non ero particolarmente bravo, ma ho continuato l’università per poter fare musica e unirmi ad una band. Come è successo a SAITARO, le cose si sono evolute senza che io me ne accorgessi.

Kj: Nel mio caso non avevo mai pensato al futuro o alla professione che mi sarebbe piaciuto fare. Sono il tipo di persona che abbandona facilmente i propri progetti. Tuttavia ho continuato a fare musica, perciò deve piacermi proprio. E’ diventata la mia attività principale e non mi lamento. (ride)

Avete avuto alcuni cambiamenti nella formazione. Per esempio, non avete più un suonatore di trombone. Avete riarrangiato le vostre vecchie composizioni per suonarle live senza quello strumento? Avete mai pensato di cercare un nuovo trombonista?

Sasaji: Per il momento non abbiamo nei programmi di cercare un nuovo trombonista. Le nostre composizioni attuali non hanno più bisogno di quello strumento.

Ken Iikawa: La parte difficile è stata aggiustare le parti suonate a trombone e adeguarle al sassofono e alla tromba.

SAITARO, tu sei stato uno degli ultimi ad entrare nella formazione. Parlaci un po’ della tua integrazione.

SAITARO: Più che un’integrazione musicale si è trattato di un’integrazione umana in un gruppo che già esisteva. Gli altri sono stati davvero calorosi, e questa è la cosa più importante per me.

Sasaji: Quando SAITARO è venuto in studio per la prima volta, ha portato un basso a cinque corde e suonato qualcosa di davvero pesante e hardcore. Prima che entrasse a far parte del gruppo la nostra musica era più pop e più leggera. SAITARO ci ha portato qualcosa di più forte.

La vostra musica è davvero festosa, intrisa di uno spirito di “festa rock.” Potete parlarci del processo di scrittura?

Sasaji: Cerchiamo di incoraggiare le persone attraverso le nostre parole, e facendo così ci sentiamo automaticamente incoraggiati. Cerchiamo di creare cose che facciano sentire bene chiunque e di infondere loro la forza per fare le proprie attività.

E per quanto riguarda la composizione?

Sasaji: Ognuno di noi da il suo contributo al pezzo, le nostre idee. Insieme facciamo gli arrangiamenti e teniamo ciò che ci sembra buono. Il resto lo buttiamo o lo teniamo da parte per un po’. (ride)

Il gruppo manifesta una grande unità, nonostante i differenti background musicali che ciascuno di voi porta. Riuscite sempre a capirvi nel modo giusto?

Sasaji: Non è così semplice. (ride) Ma fare parte di un gruppo significa anche arrivare a compromessi. Questo ci permette di conferire una certa ricchezza alla nostra musica.

Spesso venite presentati come un gruppo che ha una lunga esperienza sul palcoscenico. Quali sono state la vostra migliore e peggiore esperienza rispettivamente?

Sasaji: Abbiamo suonato per dieci anni, perciò è difficile rispondere. Ma il concerto che abbiamo appena fatto è senza dubbio il migliore. (ride) Per quanto riguarda esperienze meno piacevoli, ci è capitato di aprire un concerto dei Sum 41. Non eravamo abituati a palcoscenici enormi, e ci siamo trovati a suonare nel mezzo, fianco a fianco. Eravamo completamente in mezzo ai cavi e inciampavamo al minimo movimento. Era tutto un groviglio. (ride) E’ assurdo che succeda una cosa del genere su un palco così grande.

Siete stati indie per molto tempo. Che cosa vi ha portato a diventare major?

Sasaji: (pensa) La cosa che ci ha spinto a diventare major è stata l’essere riconosciuti da un largo pubblico. E senza questo non saremmo stati invitati nemmeno qui al Japan Expo.

Siete un gruppo con un sacco di libertà, ma avete anche certe restrizioni?

Sasaji: (pensieroso) Restrizioni, sì certo…(ride) Per farti un esempio concreto, di solito dopo i concerti andiamo a bere con il personale e con i nostri fan. Ma dopo essere diventati major, queste piccole feste non sono viste di buon occhio dal nostro nuovo staff. (ride)

Kj: C’è stata anche Distance, il nostro primo pezzo major, che all’inizio aveva un ritmo molto rapido. E ci hanno chiesto di aggiustarla per un pubblico più ampio, per fare una cosa un po’ più leggera.

Due anni fa siete stati scelti per registrare la sigla di chiusura per l’anime “Naruto Shippuden”. Com’è stata l’esperienza?

Sasaji: A dire la verità, noi siamo una sorta di fan di “Naruto”. Abbiamo composto una canzone immaginando una colonna sonora per Naruto e Sasuke, così per divertirci. Il gruppo dell’anime è venuto a vederci, dicendoci che avevano sentito la nostra canzone e che sarebbe stata perfetta per la sigla di chiusura. Ecco come ci siamo ritrovati coinvolti nel progetto. L’opportunità ci ha aperto altre porte e ci ha portato un po’ di riconoscimento da parte di un pubblico più largo.

Sì, e anche da parte di uno internazionale. A proposito di questo, siete stati invitati ad esibirvi oggi al Japan Expo, una delle più grandi convention sulla cultura giapponese. Come vi sentite?

Sasaji: E’ un risultato di cui sono davvero felice, sia come musicista che come ospite. (ride) Ci sono eventi simili in Giappone come il Jump Festival, che presenta in prevalenza anime e manga. Sento lo stesso tipo di energia qui in Francia.
(Sasaji voleva aggiungere qualcosa quando il traduttore l’ha interrotto, ma poi ha scordato cosa stava per dire e ha tenuto la bocca aperta, sollevando una risata nella stanza.)

Siete stati nell’industria musicale per più di dieci anni. Che cosa ne pensate a proposito dell’evoluzione della musica di oggi, ad esempio della diffusione che ha su Internet?

Sasaji: Prenderò un esempio dalla nostra esperienza e da quel che abbiamo potuto osservare attorno a noi in Giappone. Quando dieci anni fa abbiamo formato il gruppo, le ska band andavano molto di moda. C’era davvero un’infatuazione per quel genere musicale. Poi è sparito tutto di colpo. Per noi, la sfida è stata continuare la band. Dovevamo, anche se cisembrava difficile. (ride)

Siete tutti familiari con Internet. Ognuno di voi ha un blog e il gruppo ha un video journal su YouTube. Pensate che Internet possa essere indispensabile anche se comporta un inevitabile calo nelle vendite dei CD?.

Sasaji: Io credo che sia un cambiamento normale, come passare dal vinile al CD. E’ la stessa cosa. Il tempo passa e le tecnologie cambiano.

Kj: Come musicisti ci permette di diffondere le nostre composizioni, creare un legame con l’ascoltatore e ricevere opinioni in modo molto rapido. Ora non siamo più in grado di fare una cosa così perché abbiamo firmato con un’etichetta major, ma credo che il legame di vicinanza sia importante.

Sasaji: Dall’altra parte però sono sempre legato dal corredo materiale in sé, ad esempio il libretto e la copertina del CD. Quello non deve sparire completamente.

Tornando al presente, potete parlarci del vostro prossimo album che uscirà alla fine del mese?

Sasaji: Questo album è la storia degli ultimi due anni, da quando siamo diventati major. Contiene le cose che abbiamo composto per i singoli e per i concerti. Abbiamo scritto un sacco di canzoni e selezionato le migliori.

Sul palco avete detto di voler ritornare ed esibirvi in Francia. Avete qualche progetto internazionale concreto?

Sasaji: Non abbiamo niente di specifico…

Kj: Ma proveremo ad organizzarlo quando ritorneremo in Giappone. (ride)

Sasaji: Al momento ho un passaporto che dura dieci anni. Dovrò pur usarlo in qualche modo. (ride)

Che cosa ne pensate della Francia?

Sasaji: L’architettura e lo scenario sono incredibili. Siamo andati agli Champs-Élysées per vedere la vetrina di Fnac. Ci ha fatto davvero un grande effetto.

Un ultimo messaggio per i nostri lettori?

Sasaji: Ci siamo davvero divertiti durante il concerto di oggi. Per favore continuate a supportarci, così potremo ritornare!

Grazie mille!

Tutti: (in francese) Grazie!


JaME vuole ringraziare il Japan Expo, i LONG SHOT PARTY, la loro organizzazione e naturalmente il traduttore per aver reso questa intervista possibile.
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