Daisuke Oshida era nato il 30 Luglio 1978, sempre connesso alla città fino alla fine. Sin dagli inizi della sua vita gli era stato diagnosticato un problema cardiaco che aveva lasciato il segno nella sua visione del mondo, ma Daisuke non aveva lasciato che influenzasse lo stile di vita che voleva condurre.
Fu coinvolto nella musica dall’adolescenza, inizialmente scegliendo di suonare la batteria. Prese la strada per la celebrità partendo come batterista per i Le’Cheri, che cambiarono il loro nome in Fatima dopo l’uscita della loro prima demo-tape. Sin dagli esordi era intimamente legato al movimento visual kei – i Le’Cheri, in seguito noti come Fatima, si identificavano chiaramente in quello stile, e Daisuke stesso si truccava il più delle volte: capelli blu e vestiti ispirati alle uniformi del personale medico, un modo di vestirsi molto popolare all’epoca. Purtroppo qualcosa andò storto, e con l’uscita del primo singolo decise di lasciare i Fatima. Come è spesso il caso per i giapponesi, amanti della loro privacy, la vera ragione per questa scelta non fu mai data, e possiamo solo immaginare che Daisuke ne aveva abbastanza di essere il numero quattro (si veda la copertina di Downer) e di rimanere all’ombra degli altri componenti. Come ha in seguito spiegato: “Quando suoni la batteria il tuo modo di esprimerti è limitato. Ecco perché ora sono un cantante, in grado di esprimere i miei sentimenti”.Secondo quanto si dice, dopo aver lasciato i Fatima, Daisuke entrò in depressione e fu Kyo dei Dir en Grey ad aiutarlo suggerendogli di provare il canto. Daisuke aveva tutte le carte in regola: grande look, voce fenomenale ed una impressionante presenza scenica. Se la storia sia vera o no è irrilevante, perché la cosa più importante è che lui divenne davvero un cantante riuscito. Con il tempo gli venne dato il titolo ufficiale di “Charisma Vocalist”, e come tale, divenne famoso tra i fan di tutto il mondo.
Pochi mesi dopo aver lasciato i Fatima, a metà del 1999 Daisuke fonda insieme al bassista Masaya, un gruppo che si sarebbe rivelato uno dei primissimi pioneri del J-rock in Europa: i kagerou. Furono presto raggiunti dal chitarrista Yuana, un amico del cantante dei Fatima. Potremmo scrivere a lungo riguardo la storia ed i traguardi dei kagerou, ma visto che non è il luogo né il momento adatto per questo, vi consigliamo di dare un’occhiata al profilo della band sul nostro sito. Quello che dovrebbe essere ricordato è che l’unicità di Daisuke era visibile in particolar modo nei kagerou se si paragona ad altri artisti della J-music che si affidano solo al lato estetico con costumi dettagliati, trucco eccessivo e performance al limite. Anche se aveva iniziato come un normale artista visual kei, con l’amore per i costumi sgargianti e un forte trucco, stabilì velocemente il suo stile unico.
Oltretutto, il ruolo di vocalist diede a Daisuke un’opportunità reale di condividere con gli altri tutto quello che voleva. Spesso enfatizzava nelle interviste che i suoi testi e la musica (ha composto pochi brani, come Urami koto e Shikkouyuuyo Sannen) provenivano dal suo cuore e riflettevano le sue esperienze, pensieri e desideri. Non era nella sua natura nascondere i suoi veri sentimenti. Cantando, Daisuke non solo si era auto designato come un messaggero, ma come autore di testi aveva scritto a parole il messaggio della sua band. Anche il nome del gruppo, kagerou, corrispondeva alla sua vita e a quello che ora si associa alla sua morte: “kagerou” significa “efemera”, che nella poesia giapponese è una metafora della transitorietà della vita. In una delle interviste per JaME, Daisuke aveva detto: “Kagerou significa efemera. Perché efemera? Bè, perché l’insetto non capisce che quando diventa adulto vive solo ventiquattro ore. Come l’insetto, vogliamo che la band viva intensamente ogni minuto, visto che c’è poco tempo per noi. Anche se una vita umana può durare ottanta, novant’anni, vogliamo vivere ogni momento al massimo. Ecco perché abbiamo chiamato il gruppo “kagerou””.Non sapendo cosa avesse in serbo per lui il futuro, Daisuke dava sempre il meglio di se nei suoi progetti e per i fan, e grazie a questo innegabile carisma e a delle performance molto energiche, guadagnò facilmente il consenso dei fan e la popolarità immediata dei kagerou, non solo in patria. Anche se aveva ammesso di aver paura di volare,ciò non lo fermò dal volare tra i continenti per esibirsi ed incontrare nuovi fan. Dopo soli due anni dalla formazione del gruppo tennero un concerto ad Hong Kong e, nel 2003, visitarono Shanghai. Nel 2005 i kagerou furono uno dei primissimi gruppi a sbarcare in Europa,
contribuendo allo sviluppo del boom J-rock, ampiamente visibile in quegli anni lì. Il pubblico in Europa impazzì per questo piccolo vocalist (era alto solo 1,63m e pesava 48kg) che sul palco si trasformava in un vero demone del rock. Durante le interviste, Daisuke non cercava di attirare l’attenzione su di lui, ma lasciava agli altri il compito di condurre. Era durante i concerti che catturava i cuori dei suoi fan. La personalità di Daisuke sul palco divenne presto leggendaria. Si poteva vedere l’influenza del movimento visual kei - Daisuke aveva in lui la mimica, e le sue performance a volte creavano un’atmosfera teatrale.Con il tempo i kagerou iniziarono a distaccarsi dal look strettamente visual, che si mostrava anche nelle performance del vocalist, divenendo più tipico dei cantanti rock. Si può vedere nelle registrazioni dei concerti – si divertiva a buttarsi nella folla, con lo sgomento dei roadie e delle guardie del corpo che dovevano strapparlo via dalle mani dei fan,
arrivando a una dozzina di volte di fila. A tutto ciò si univano i salti, le piroette sul palco, le arrampicate su ogni parte del set ma anche le sue abilità vocali – poteva andare dal growling allo scream fino ad improvvisi sussurri e ad un modo di cantare molto pulito ed alto, tutto in una manciata di secondi nello stesso brano. Contribuiva tutto ad uno show impetuoso portato avanti solo da lui. La varietà delle emozioni espresse dal vocalist in un solo concerto gli fruttarono ammirazione e preoccupazione, specialmente quando, a malapena in piedi, si gettava per la milionesima volta nella folla impazzita. Era ovvio che quelli erano i momenti di massima soddisfazione per lui. In parte ecco perché Daisuke si riferiva a se stesso come un masochista.Daisuke era sempre stato fortemente legato alla sua patria, e nonostante le numerose performance all’estero, i kagerou non si presero la briga di imitare gruppi occidentali. Sulla spalla si fece tatuare una faccia di un demone, simile a quelle che si vedono nel teatro No. Forse era in relazione con la sua personalità demoniaca sul palco. Riguardo ai rimandi giapponesi nei testi, specialmente nei primi periodi, i kagerou furono collegati da alcuni fan al movimento angura kei, uno stile che rappresentava un mix di atmosfera dark e motivi della tradizione giapponese.
Nonostante l’immagine che dava sul palco di una persona malsicura e dalle emozioni forti, era un tipo che poteva facilmente entrare in simpatia delle altre persone e dei fan. Rimase amico di Tatsuro dei MUCC, Gara dei MERRY e Satoshi dei girugamesh, che lo vedeva come suo mentore. Il già citato Kyo dei Dir en grey non solo fu il produttore dei kagerou e il mentore di Daisuke, ma anche un suo amico di vecchia data. Kyo, che era in concerto il 15 Luglio, dopo aver saputo della morte di Daisuke è scoppiato in lacrime sul palco e gli ha dedicato una canzone. Ha anche scritto un post molto personale sul suo blog, ricordando Daisuke e tentando di rassegnarsi alla sua morte.
I fan che avevano avuto l’opportunità di incontrare Daisuke durante le sessioni autografi lo ricordano come un ragazzo un po’ riservato ma che sorrideva spesso. Dava un certo equilibrio ai suoi gruppi – non era estroverso come Shizumi dei kagerou o Hibiki dei the studs, ma nemmeno isolato come Kazu o Yukino. Era caratterizzato dall’eleganza, non solo nel modo di vestire ma anche nel modo in cui si poneva. Era gentile ed aperto, sempre molto comprensivo con i suoi fan. Durante una sessione a Parigi, una delle sue fan gli chiese notizie sul suo cane, un bassotto molto caro a Daisuke, che era con lui durante servizi fotografici e backstage dei video. Il cantante mostrò una faccia triste e puntò il dito al cielo. Spaventata dal suo passo falso, la fan si scusò ma lui rispose semplicemente: “Non ti preoccupare, non lo sapevi…ma ti ringrazio dal profondo del mio cuore per averlo ricordato. Sono molto toccato, davvero!”
Nel 2007 i kagerou si sciolsero per ragioni sconosciute. Molti fan erano irritati, specialmente dopo aver sentito voci dal Giappone riguardo possibili ragioni finanziarie come causa principale per lo scioglimento. Si diceva fossero “finiti” e che non avessero futuro, anche se centinaia di persone ancora assistevano ai loro live. Fortunatamente Daisuke non ci fece aspettare, e pochi mesi dopo formò un gruppo con altri musicisti famosi, yukino, aie e Hibiki - un vero supergruppo della scena indie, i the studs. Ricordandosi dei suoi fan all’estero, non ci misero molto a venire in Europa e, nel 2007, a tenere il loro secondo concerto a Parigi. Purtroppoi the studs non durarono molto come i kagerou e due anni dopo la band annunciò una pausa nelle attività. Daisuke, per il quale fare musica era chiaramente l’unico modo accettabile per vivere, non si fermò e a Giugno del 2010 pubblicò il suo primo singolo solista.Il secondo singolo da solista, Daisuke to kuro no injatachi (Daisuke e gli eremiti neri) era stato annunciato per Luglio 2010. Sappiamo da fonti non ufficiali che ci sarebbe stato un album in autunno, la ripresa dei the studs seguita da concerti in Europa ed i primi live negli Stati Uniti. Purtroppo tutti questi piani sono stati tragicamente frantumati. Daisuke, che a quindici giorni dalla sua morte avrebbe compiuto 32 anni, se n’è andato troppo presto, e con una tragedia così improvvisa i fan non possono ancora superare il trauma di questa perdita. Anche se la vera causa del suo decesso probabilmente non verrà mai resa nota al pubblico ed i funerali saranno celebrati in privato, i suoi fan lo piangeranno nel loro modo, e terranno stretti i loro ricordi e le esperienze legate a Daisuke.
Il vuoto lasciato dopo la morte di Daisuke nei cuori di molte persone – fan, amici, famiglia – non può essere riempito. E anche se nel testo di Sakurakurakura affermava “Non c’è eternità, tutto aspetta una morte”, speriamo di trovare conforto in parole spesso pronunciate da lui: “Vivi ogni momento come se fosse l’ultimo, pieno non di paura, ma di felicità dei momenti”, perché Daisuke stesso non sprecava nessun momento che gli veniva dato. Anche se Daisuke se n’è andato, il suo ricordo vivrà in ognuno dei suoi fan, influenzando per sempre fan vecchi e nuovi, ed è qualcosa che non potrà esser portato via. Mai.怖い今を暗い今を黒い今を越えろ…
Kowai ima wo kurai ima wo kuroi ima wo koero...
Superiamo questo presente terrificante, il presente oscuro, il presente nero…












