Sebbene fosse passato più di un anno dal loro ultimo live, i FAKE? non solo hanno abbagliato il pubblico giapponese con un intenso concerto all’inizio di giugno, ma hanno anche messo piede fuori dal Giappone per il loro debutto americano, avvenuto alla convention AnimeNEXT 2009, nel New Jersey. JaME ha avuto l’occasione di parlare con KEN prima del concerto.
Grazie per aver acconsentito ad incontrarci. Potresti presentarti ai nostri lettori, per favore?
KEN: Nessun problema! Sono KEN dei FAKE?, cantante.
Avete già visto qualcosa di interessante alla convention?
KEN: Abbiamo solo dato un’occhiata alle bancarelle. Forse domani potremo fare un giro e vedere qualcos’altro. Comunque ho visto tutti i cosplay.
E cosa ne pensi?
KEN: È stato molto bello! Mi sono piaciuti! Anche all’hotel c’erano dei gruppetti di cosplayer. È una cosa che mi è sempre piaciuta, a Tokyo come altrove. Mi diverto molto a guardare le persone.
Sei un appassionato di anime?
KEN: Ad essere sincero non ne conosco molti. (ride) Ma per tutti gli altri membri della band è una parte fondamentale di cultura. Ho vissuto in Inghilterra fino a diciotto anni, quindi non ne so molto. Avevo vari tipi di robot e roba del genere, cose che mi mandavano i miei parenti, ma ai miei amici piacevano molto e a volte me li rubavano. (ride) Tutto qui. Se mi chiedeste qual è il mio manga preferito direi sicuramente qualcosa di… poco figo. (ride) Qualcosa di fin troppo popolare o qualcosa del genere.
Cosa diresti?
KEN: Non lo so. Cosa direi…? (pensa) No… non lo so. (ride)
Pulse è stata usata come sigla iniziale dell’anime “Onmyou Taisenki”. Come è avvenuto?
KEN: Ci è semplicemente arrivata l’offerta. Sembra che la compagnia che ce l’ha proposto abbia ascoltato la nostra musica, che in buona parte è veloce e orecchiabile e va bene per questo genere di cose, quindi ci hanno fatto la proposta e io ho detto: ‘Va bene, questa com’è?’ e loro hanno risposto: ‘Ok, perfetta!”
Cosa ne pensi di questo interesse per la musica giapponese che sta prendendo piede oltreoceano? Ne sapevi qualcosa?
KEN: È fantastico. E penso che non sia solo la musica giapponese che sta diventando senza limiti. Credo che sia soprattutto grazie a internet, ma forse è anche un fenomeno generazionale. È semplicemente fantastico perché fino a poco fa erano solo l’America e l’Europa a dominare. Come ho già detto, quando ero piccolo avevo dei giocattolini e tutti li trovavano belli, o avevo dei programmi registrati e quando i miei amici venivano a trovarmi li guardavano e dicevano: ‘E questo che cavolo è? È fighissimo!’ e io ho sempre pensato ‘Allora lo pensano tutti, non solo io!’ quindi per me è davvero bello vedere come la cultura giapponese stia diventando senza confini, dopotutto è così che dovrebbe essere, no?
Il concerto del 2 giugno è stato fantastico, vero?
KEN: Sì!
Davvero nel negozio sottostante la merce è caduta dagli scaffali?
KEN: Sì! Hanno detto che non era mai successo prima d’ora! Pensavo che succedesse ogni settimana ma no, era la prima volta!
Sono successe altre cose strane?
KEN: Nel negozio sottostante gli scaffali sbattevano contro le finestre e le riviste sono cadute! Mi hanno detto di dire alla folla di calmarsi, cosa che non avevo MAI fatto prima (ride) e non voglio mai più farlo! Più dicevo loro di calmarsi, più impazzivano, quindi… non sono comunque riuscito a risolvere la cosa. È stato eccezionale! Era più che altro un riscaldamento, quindi quella reazione, e aver venduto tutti i biglietti… è stato fantastico.
Parlaci del demo che avete distribuito. Puoi dirci come si intitola?
KEN: Sì, la canzone si intitola BUZZ, ma solo perché è un demo, non ci ho pensato molto. (ride) È un demo di primo livello, molto basilare. Volevo dare qualcosa ai fan perché ultimamente non ho lavorato con i FAKE?. Non è che me ne sia proprio andato, perché ci sono sempre gli OBLIVION DUST, ma semplicemente perché non sono stato molto con i FAKE?. Volevo fare qualcosa di speciale. Distribuire demo non è proprio… a meno che non ci si abbia lavorato su, non è una cosa che normalmente gli artisti vogliono fare, ma ho pensato che sarebbe stato carino, in un certo senso, mostrare ai fan come potrebbe cambiare la canzone. Stiamo per registrare l’album, quella canzone potrebbe esserci e sicuramente cambierà stilisticamente. Volevo mostrare loro il lavoro iniziale, e poi il lavoro finito. E poi avendo la nostra etichetta ce lo possiamo permettere.
Parlaci del nuovo album.
KEN: Non so come sarà esattamente, ma sarà bello. Ho scritto venticinque canzoni nuove. Se qualcuno mi dicesse di fare due album potrei tranquillamente farli con queste venticinque, ma dobbiamo scendere a dieci, quindi sarà un bell’album. Per quanto riguarda genere e stile non saprei dire come sarà alla fine, perché sperimenteremo in studio, ma credo che verrà bene!
Hai qualche aspettativa per il concerto di stasera?
KEN: No, ma non vedo l’ora!
Quando hai incominciato a scrivere canzoni e cosa ti ha portato a farlo?
KEN: La musica mi è sempre piaciuta, fin da quando ero piccolo. Cosa mi ha portato a scrivere canzoni?
Sì!
KEN: “Il Muppet Show”
Davvero?
KEN: Sì! Quel genere di cose. Mi piacevano tantissimo, “Il Muppet Show” e la sua musica. Ecco, forse è stata quella la mia ispirazione: “Il Muppet Show,” i Muppet, Animal il batterista (mima Animal e ride) roba del genere. Mi piaceva tantissimo la musica di quando ero piccolo, e poi sono diventato un rocker. È un po’ strano…
(ride) Avevi mai pensato di diventare un musicista?
KEN: Non credevo che lo sarei diventato neanche quando avevo diciotto anni! (ride) Mi limito a seguire il corso degli eventi, quindi…
Cosa volevi fare?
KEN: Non lo so. (ride) Non ne avevo idea, non avevo nessun obiettivo. Sono andato in Giappone solo per vedere com’era e perché sono per metà giapponese, ma non lo conoscevo molto, quindi ci sono andato e poi mi sono ritrovato in una band. Da allora non ho più smesso!
Decidi fin dall’inizio in che lingua scrivere i testi o ti viene spontaneo scrivendo?
KEN: No, dipende dalla musica e dal suono. È proprio una questione di lingua. Ogni lingua ha un timbro, giapponese e inglese sono completamente diversi. Non cerco di mettere insieme un testo e una musica se per quella musica in particolare quella lingua non va bene. La maggior parte delle cose che scrivo richiede l’inglese. Ci sta meglio. A volte ho provato a forzare un testo, e non funziona. Ma se una canzone richiede il giapponese, non ho problemi. Non cerco a tutti i costi di scrivere in inglese, anche se sarebbe più facile.
Più facile per via del suono?
KEN: Più facile perché ho una repertorio di vocaboli più vasto in inglese, dato che il giapponese è la mia seconda lingua.
Qual è la vostra qualità che manca alle altre band?
KEN: Ooh… (pensa) Siamo unici. Non so perché, ma ce lo dicono tutti. Non sono uno che segue molto le regole, forse è per quello. È come se fossimo un gruppo di solisti, ma non lo siamo, siamo una band. Mi comporto come in una band ma alla fine sono io, solo io, sono il leader. Ma non so, è strano, è unico. A volte siamo più band di molte altre band.
Nel tuo blog hai parlato del film “Zeitgeist,” incentrato sul sistema di valori umano. Cosa ti ha fatto venir voglia di guardarlo?
KEN: Mi piace interpretare tutte queste cose strane. Mi piacciono le storie di alieni, mi piacciono i complotti, mi piace l’occulto. Non è che creda a tutto, ma mi piacciono per le prospettive e per gli strumenti per le canzoni e per le idee che mi danno. Ci sono tantissime persone là fuori la cui immaginazione è fantastica. Alcune cose sono vere. Mi piace provare a credere a tutto, cerco di essere di mentalità aperta. Non dico mai no solo perché credo che non sia vero; cerco piuttosto di aprire la mente. Mi aiuta con i testi, è un po’ come ‘studiare’ per scrivere. È difficile bersi tutta quella roba sugli alieni, ma in genere cercano di comunicare un messaggio come: ‘Fratello, dobbiamo volerci bene’ che è una cosa molto positiva. Non si tratta di governi che cercano di nascondere le cose o che so io, si tratta più di ‘Hey, dobbiamo volerci bene.’ Non è questione di razza, religione o chissà che, no. Però penso che siano cose belle e speciali, ecco perché mi piace guardare e ascoltare conferenze. Mi piace quel genere di cose, specialmente se sono positive.
Adesso che siete liberi con la vostra etichetta, in quale direzione porterete i FAKE??
KEN: In direzione di nessuna direzione!
Considerando i cambiamenti che I FAKE? hanno avuto fin dalla formazione, come siete cresciuti?
KEN: Come FAKE?
O anche personalmente.
KEN: Non saprei… credo di essere cambiato, non so se sono cresciuto. (ride) Solo cambiato. Ho avuto alti e bassi ma ho continuato ad andare avanti, nonostante tutto. Non so se è una buona o cosa o no, forse lo è, non lo so. Lo scopriremo! Finché penso che quando avrò settant’anni potrò guardare indietro ed essere orgoglioso di ciò che ho fatto, allora va bene.
Stai ancora lavorando con gli OBLIVION DUST, ma quali sono i tuoi progetti con i FAKE?
KEN: Registrare l’album. Sarebbe il primo in un mucchio di roba internazionale. Dobbiamo farcela!
In quali altri posti vorresti andare?
KEN: Dovunque. Non solo in Giappone, non solo negli Stati Uniti; Europa, Asia, se ci invitassero da qualche parte, ci andrei!
Infine, lascia un messaggio per i fan.
KEN: Aspettate l’album! Spero che sia bello. E speriamo di tornare! Grazie!
JaME ringrazia Harry Lo, JhouseRock Ent., AnimeNEXT e i FAKE? per aver reso possible quest’intervista. Foto di Kathy Chee di Fundy Photographics.
Intervista con i FAKE? all'AnimeNEXT
intervista - 09.07.2009 00:02
Prima del concerto JaME ha incontrato KEN, il cantante dei FAKE?, per una profonda intervista.

© FAKE? - Kathy Chee


























